Piccolo Blu e Piccolo Giallo – Cenni storici
Ho deciso di dare inizio a questa rubrica con un albo che amo. Si tratta del primo albo pubblicato in Italia, nel 1967, da Emme Edizioni, di Rosellina Marconi Archinto, reduce da un periodo di formazione in America, dove si confrontò sia con la forma dell’albo illustrato, sia con l’arte contemporanea.
Piccolo blu e piccolo giallo, in particolare, è un piccolo capolavoro artistico, che però non è stato ben accolto dal pubblico di fine anni ’60.
“Libri per i figli dell’avvocato”, dissero i più, intendendo che si trattava di libri non adatti a un pubblico infantile comune, che non avesse le basi culturali per approcciare a qualcosa di così complesso. Erano libri incomprensibili, libri che non avevano spazio nel mercato di allora.
Le “zie” acquistavano molto più volentieri libri più moraleggianti, con degli insegnamenti, libri che forse erano anacronistici anche per la letteratura più comune di allora.
Il coraggio di Rosellina Archinto, però, a lungo termine è stato premiato.
Questo albo resta il primo passo verso una nuova letteratura per l’infanzia, un gioiello prezioso ancora pubblicato (lo trovi nel catalogo Babalibri, fondata da Francesca Archinto, figlia di Rosellina e grande editrice di oggi specializzata in albi e letteratura per l’infanzia).
Piccolo Blu e Piccolo Giallo – Leggere l’albo
Piccolo blu e piccolo giallo sono due macchie di colore. Vanno a scuola, giocano, ma soprattutto… si incontrano!

Ognuno di loro ha una sua famiglia, dello stesso colore, ma l’incontro con le altre macchie rende tutto più variopinto. Fino a che… in un abbraccio, le due macchie diventano una sola, il verde, restando comunque se stesse, ma unendo le loro tonalità.
Attenzione: L’albo non va interpretato, non dobbiamo per forza trovare un significato. Ognuno, come in un qualsiasi libro, ci trova quel che vuole.
Piccolo blu e piccolo giallo è, a mio parere, uno strumento utile fin dai 3 anni di età, perché permette di comprendere che ognuno di noi è un colore diverso, che possiamo incontrarci, unirci, ma al contempo restare noi stessi.

Tutto, però, sta nella lettura condivisa. Perché l’albo non è un libro da abbandonare a se stesso, soprattutto se dedicato alle prime fasce d’età.
Noi adulti ci confrontiamo spesso sulle nostre letture, no?
E allora questa attività solitaria diventa interazione, relazione. E così è l’albo illustrato: interazione fra bambino/a e adulto/a.
Il dito che indica l’immagine, che scorre sul foglio, lo sguardo che ci chiede “hai visto?” e il sorriso che accoglie la sua voce.
Inoltre, nel caso di questo specifico albo, non abbiamo solo le immagini, ma anche un testo di accompagnamento, che l’adulto/a può leggere ad alta voce.
Conosci questo albo? Cosa ne pensi?
